Il Balilla

Il nome del nostro marchio “Balilla” deriva da Giovan Battista (Giambattista) Perasso (Genova, 1735 – Genova, 1781), una popolare figura storica della Genova del Settecento.

In lui viene identificato il giovane da cui il 5 dicembre 1746 prese le mosse la rivolta popolare contro gli occupanti dell'impero asburgico (durante la Guerra di Successione austriaca) nel quartiere genovese di Portoria.

La popolazione venne incitata dal ragazzo a sollevarsi attraverso il lancio di un sasso contro le truppe austro-piemontesi che sotto il comando del ministro plenipotenziario Antoniotto Botta Adorno occupavano la città, a quel tempo alleata con i francesi e gli spagnoli. Il 10 dicembre 1746 la città fu così liberata dalle truppe austriache.

“Che l’inse?”

 "Che l'inse?" , il celebre grido con cui il Balilla diede l'avvio alla rivolta, è una tipica forma interrogativa della lingua ligure pre-ottocentesca che prevedeva l'uso della congiunzione "che" seguita dal congiuntivo. Il verbo "insâ" significa "cominciare a consumare qualcosa" o "dare inizio a qualcosa". In questo caso può essere tradotto con "La comincio?" ovvero "Volete che cominci [la rivolta?]". Ma forse il significato più corretto deriva proprio dal suo paese di nascita dove alla parola «insà» diamo il significato di «rompere», «aprire» e si adatterebbe bene all’esclamazione fatta dal Balilla, che con una pietra in mano, prima di lanciarla con molta abilità contro la testa di un austriaco, gridò: «...che l’inse?», ossia «gliela rompo?».

Per lo storico Federico Donaver il monumento eretto a ricordo dell'episodio di Portoria rappresenta, oltre che l'eroe in sé stesso,  "l'ardire generoso d'un popolo che, giunto al colmo dell'oppressione, spezza le sue catene e si rivendica la libertà".